mercoledì 24 giugno 2015

Che ruolo ha oggi la letteratura?


Salve, lettori.
Oggi la parte problematica, critica e riflessiva di me ha preso il sopravvento e non vede l'ora di condividere con voi alcune riflessioni riguardo al ruolo della letteratura oggi.
Leggo i giornali, guardo la televisione, e ciò che leggo mi sembra immensamente lontano da ciò che accade davvero, come se i romanzi contemporanei facessero parte di un mondo e la realtà di un altro, come se realtà e letteratura non potessero mai incontrarsi.
Leggere Leggere Lolita a Teheran di Azir Nafisi mi ha messa di fronte a domande sul ruolo reale della letteratura al giorno d'oggi qui in Italia. Mi ha messa di fronte ai mille significati che una data opera letteraria assume, a seconda di chi la legge, quando e dove.
Anche un romanzo che, se vogliamo, appare leggero e spensierato qui da noi, come Orgoglio e Pregiudizio, se letto in Iran, può assumere un significato politico e simboleggiare la ribellione di una donna che, come Elizabeth Bennet e tutte le altre eroine austeniane, decide per sé stessa del proprio futuro, non è una marionetta nelle mani del padre padrone o del marito. La lettura di opere occidentali potrebbe, secondo l'autrice, aprire gli occhi alle sue studentesse e allargare i loro orizzonti. Può donare loro un secondo mondo in cui rifugiarsi quando la realtà è troppo brutta e difficile, il mondo della finzione letteraria.
Ma la mia domanda è: un'opera di narrativa può fare la rivoluzione? Qual è il vero ruolo della letteratura, se ne ha uno, qual è il ruolo degli intellettuali nei momenti di cambiamento, di crisi, di rottura col passato?
Leggevo, tempo fa, un saggio di Vittorini sul ruolo della letteratura, tratto dalla rivista Il Politecnico e mi pareva attuale. Senza i riferimenti alla guerra o alla dittatura fascista, non avrei mai pensato ad un saggio scritto nel dopoguerra.
Elio Vittorini parlava di una letteratura capace non di curare l'uomo dalle sofferenze, ma addirittura di prevenire queste sofferenze, perché non c'è crimine che la letteratura non abbia già da tempo insegnato a deplorare, ad avere in orrore. Una letteratura, quindi, impegnata, a cui corrisponde una figura di intellettuale impegnato attivamente. L'intellettuale organico di cui parlava Gramsci, una figura d'intellettuale che fosse in grado non soltanto di dare un quadro complessivo della società ma di cambiarla dall'interno, di operare per una vera rivoluzione.
Stiamo affrontando un periodo di grandi cambiamenti in Italia, e più in generale nel mondo, un periodo rivoluzionario non meno che il dopoguerra, ma oggi sembra che non vi sia un vero e proprio movimento di intellettuali impegnati in politica e in società.
La letteratura sembra distante da quelli che sono i reali problemi, cambiamenti o stravolgimenti di oggi. Non necessariamente "problemi" in senso negativo, voglio intendere più focus di interesse, di discussione, di attenzione. Problematiche attuali, cose che ci danno da pensare, da riflettere.
Posso portare alcuni esempi. Giorni fa si è svolto a Roma il Family Day, la manifestazione contro la teoria gender e a favore della famiglia tradizionale, composta da una madre, un padre e dei figli. Niente matrimonio per le coppie omosessuali.
Contemporaneamente, più o meno nello stesso periodo, si stanno svolgendo nel mondo manifestazioni a favore del matrimonio omosessuale e della omogenitorialità. Cambia il concetto di famiglia. Perfino la Chiesa sembra aprirsi a favore di omosessuali, divorziati e matrimoni civili.
Ancora, il problema dell'immigrazione. Centinaia di migliaia di persone muoiono ogni giorno nel Mediterraneo, fuggendo da realtà troppo dure da vivere, e gli italiani sono divisi tra chi assume posizioni nazionaliste e crede che abbiamo già abbastanza problemi per accollarci anche quelli degli altri e chi invece crede che il nostro dovere di cittadini del mondo sia esattamente questo.
Strettamente legate alla faccenda dell'immigrazione clandestina sono le guerre di religione, la minaccia dell'Isis, la disoccupazione e la crisi economica che investe il paese sempre di più.
Ancora, le nuove tecnologie, il modo di comunicare che cambia. Cambia anche il modo di leggere, anche se alcuni lettori non si adegueranno mai.
Cambia il ruolo della religione, viviamo in un paese sempre più laico, l'ora di religione nelle scuole ormai non è che una formalità, una tradizione, qualcosa che va fatto da programma ma che ha sempre meno peso, meno ruolo, perché anche il Cristianesimo, se vogliamo, non parla la lingua che si parla oggi, fa leva su argomenti diversi. Vive in un mondo che non è quello di oggi. Come la letteratura contemporanea.
Il dibattito di oggi verte essenzialmente su questi punti, ma sembra che la narrativa di oggi non se ne occupi. La letteratura contemporanea sembra non produrre che narrativa d'evasione, che più che fare di queste problematiche il focus della nostra realtà sembra distrarci. Certo, serve anche questo, che vita sarebbe se ognuno di noi passasse tutto il tempo a ragionare sui massimi problemi della nostra società?
Ma sarebbe bello potersi confrontare su queste tematiche, magari anche attraverso la lettura di romanzi che raccontano il mondo di oggi, quest'età di cambiamenti.
I grandi romanzieri del passato hanno cercato di fare uno specchio delle società a loro contemporanee, anche attraverso la narrativa e non la saggistica. La narrativa ha il merito di arrivare ai più, di portare le masse alla riflessione. La saggistica è riservata a quella cerchia ristretta di persone che hanno interesse per un dato argomento e intendono approfondirlo, la narrativa ti porta a pensare a cose a cui prima non pensavi senza che tu te ne renda neppure conto, ti apre gli orizzonti, ti pone davanti a molte domande. Spesso senza risposta.
Mi vengono in mente nomi della portata di Balzac, o Zola, che seppero fare un quadro critico della società a loro contemporanea. Oggi mancano nomi di scrittori che facciano questo e pongano l'attenzione su quelli che sono i focus del dibattito odierno. Perché?
Una possibile risposta, anche se piuttosto semplicistica, potrebbe essere che non siamo tutti Balzac e Zola. Ma è davvero così?
Sebbene io di solito mi dichiari piuttosto delusa dalla letteratura di oggi, devo dire che non credo nella morte di questa.
Giorni fa, parlando col mio ragazzo a questo proposito, ho dichiarato che io in un mondo senza filosofia né arte non potrei vivere, perché sento che per me in un mondo così vuoto e squallido non potrebbe esserci posto. Ma la realtà è ben più complessa, io sono convinta che un mondo del genere non potrebbe esistere. Fin quando esisterà il pensiero, arte e filosofia non moriranno, e il pensiero esisterà fintanto che esisterà il genere umano.
Ma allora perché, se il pensiero esiste e la letteratura di oggi, almeno potenzialmente, può valere quanto quella di ieri, oggi si parla di morte della letteratura e si tende a ritenere che questa non abbia alcun ruolo sociale? Quale ruolo ha oggi la letteratura, qual è il ruolo dell'intellettuale contemporaneo?
Rimando a voi le conclusioni. Ognuno ha le sue risposte, io per oggi ho soltanto domande. Alla prossima!
Giorgia Blogger

1 commento :

  1. Articolo superficiale che non dice nulla.

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