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sabato 25 luglio 2015

Recensione: "Una vendetta quasi perfetta" di Fabrizio de Sanctis

Titolo: Una vendetta quasi perfetta
Autore: Fabrizio de Sanctis
Edizione: LibroMania (che ringrazio per la copia digitale)
Prezzo: 0,99€
Trama:  Neri Ottaviani è il terzo tassista fiorentino ucciso di venerdì con un colpo di calibro 22 alla testa. Il vicecommissario della Squadra Mobile Attilio Siciliano è sotto pressione, non riesce a trovare un movente che colleghi i tre omicidi, i tassisti del turno di notte hanno paura e il prossimo venerdì si avvicina inesorabilmente. Ci sarà un altro omicidio? Un nuovo Mostro si aggira per Firenze? Nella ricerca del colpevole, aiutato da Stefania Lanzi, dirigente della Buoncostume, e dall’amico tassista Valerio Chiellini, Attilio Siciliano scopre un giro di ricatti e una brutta storia di usura, ma non basta a fermare l’assassino. Ogni sette giorni il rituale si compie.
Adoro il genere giallo, e quest'ottimo romanzo mi ha lasciata davvero piacevolmente sorpresa.
Non mi spiacerebbe se fosse soltanto il primo di una lunga serie che vede protagonista il vicecommissario della Squadra Mobile Attilio Siciliano, un personaggio acuto, ironico, sagace e sarcastico. Ho ammirato la sua prontezza sul lavoro e il coraggio di seguire piste suggeritegli soltanto dal suo intuito, devo dire infallibile, anche a costo di mettersi contro i superiori e l'opinione pubblica.
Attilio Siciliano ha tutta la stoffa per essere il protagonista di una serie di polizieschi, oserei quasi definirlo un degno erede del Montalbano di Camilleri.
L'acuto viceispettore si trova davanti ad un misterioso seriale, un altro Mostro a Firenze, se vogliamo chiamarlo così, questa volta non interessato alle giovani coppie appartate quanto ai tassisti: ogni venerdì notte, c'è da aspettarsi l'assassinio di un tassista impiegato nel turno notturno, ogni venerdì con la stessa pistola calibro 22, ogni venerdì l'omicidio viene segnalato telefonicamente alla Questura. Stessa voce, stessa chiamata anonima.
La polizia è smarrita, sembrano non esserci legami tra le vittime, se escludiamo il mestiere comune, e la faccenda si complica ancora di più quando, tra le vittime, si aggiungono una giovane prostituta slava e un transessuale.
La strage dei tassisti va fermata, ma la polizia brancola nel buio più totale, questo assassino sembra non solo inarrestabile, e non se ne comprende a fondo il movente. Il nuovo seriale colpisce a caso o segue uno schema ben preciso?
L'infallibile intuito di Siciliano è di questo secondo avviso.
 
“Si sta vendicando. Non c’entra nulla l’usura, e nemmeno le corna. È qualcosa di molto più serio, qualcosa per cui vale la pena di uccidere, anche degli innocenti.”
 
Seguiremo le indagini sulla morte dei tassisti e su questi altri due omicidi eseguiti con la stessa modalità insieme all'instancabile vicecommissario e alla dirigente della Buoncostume, Stefania Lanzi, che inizia a lavorare sul caso quando tra le vittime si aggiungono la prostituta e il transessuale. I due costituiranno una vera squadra, dotata di ingegno, intelletto, furbizia e una buona dose di noncuranza delle regole e spregiudicatezza.
Nondimeno, alla vicenda prende parte una sorta di collaboratore esterno, l'amico tassista di Siciliano, Valerio Chiellini, con cui il vicecommissario condivide la passione per la Fiorentina e per i romanzi polizieschi.
Il giallo fila scorrevole e interessante, le pagine si leggono una dietro l'altra, i capitoli si rincorrono e il lettore si trova ad aver concluso il romanzo senza essersene reso conto. Perché si sa, le ultime pagine di un buon giallo sono un piacere da gustare tutto insieme...
E la lettura di un buon giallo come questo è senz'altro un piacere per i palati fini, avvezzi al genere. Ben costruito, ben congegnato, nulla è lasciato al caso, ogni particolare della vicenda trova alla fine il suo posto, personaggi interessanti e ben caratterizzati, ricco di colpi di scena.
Ho apprezzato in particolar modo la ricostruzione delle indagini, interessanti da seguire e  tanto dettagliate da risultare assolutamente credibili.
Un romanzo che consiglio caldamente non soltanto agli amanti del genere, in particolare ai lettori di Camilleri, ma a tutti coloro che vogliono dare una possibilità, meritatissima, ad un talento tutto italiano. Non ve ne pentirete!
 
x4
... e mezza!

martedì 6 gennaio 2015

Recensione: "Il baco da seta" di Robert Galbraith

Titolo: Il baco da seta
Autore: Robert Galbraith (pseudonimo di J.K. Rowling)
Edizione: Salani
Prezzo: 18,60€
Trama: Londra. L'eccentrico scrittore Owen Quine non si fa vedere da giorni. Non è la prima volta che scompare improvvisamente, ma non è mai stato via così tanto tempo e la moglie ha bisogno di ritrovarlo. Decide così di assumere l'investigatore privato Cormoran Strike per riportare a casa il marito. Ma appena Strike comincia a indagare, appare chiaro che dietro la scomparsa di Quine c'è molto di più di quanto sua moglie sospetti. Lo scrittore se n'è andato portando con sé il manoscritto del suo ultimo romanzo, pieno di ritratti al vetriolo di quasi tutte le persone che conosce, soprattutto di quelle che ruotano attorno al suo mestiere. Se venisse pubblicato, il libro di Quine rovinerebbe molte vite: perciò sono in tanti a voler mettere a tacere lo scrittore... Ricco di colpi di scena, uno spaccato degli intrighi del mondo editoriale londinese, "Il baco da seta" è il secondo romanzo della serie che ha per protagonisti Cormoran Strike e la sua assistente, la giovane e determinata Robin Ellacott.
 
Mettetevi comodi sulla vostra poltrona preferita, preparatevi una bella tazza di tè bollente e sfogliate le pagine de Il Baco da Seta. Ne resterete incantati. Forse dimenticherete del tè che avete preparato, resterà abbandonato, a raffreddarsi sul tavolino con la lampada da lettura.
Questo è ciò che mi è successo quando mi sono immersa in queste pagine.
Sono cresciuta con Harry Potter e entro nell'età adulta accompagnata da un nuovo personaggio, l'investigatore privato Cormoran Strike. Ritornare da un autore amato, dopo una lunga pausa, è un po' come tornare a casa dopo un lungo, lungo viaggio...
 
Siamo nella grigia e nebbiosa Londra novembrina. Nell'angusto studio investigativo di Cormoran Strike, ex-militare con una gamba sola, figlio illegittimo di una rockstar, ora investigatore privato celebre per aver brillantemente risolto il caso di Lula Landry (Il Richiamo del Cuculo, Cormoran Strike #1), si presenta una donna a chiedergli di indagare sulla scomparsa del marito, Owen Quine, un mediocre scrittore che tentava di ergersi da anni nel panorama letterario del paese.
Uno scrittore il cui prezioso manoscritto, dal titolo Bombyx Mori (in latino, "Baco da seta"), se uscisse, metterebbe nei guai molte persone note nel mondo dell'editoria, ne svelerebbe i segreti più oscuri e inconfessabili.
Non pochi avrebbero interesse a tappare la bocca a Owen Quine, per il quale Bombyx Mori, il romanzo allegorico che cela alcune personalità note dietro altri nomi e ne svela le più insospettabili perversioni e i più oscuri segreti, è una sorta di rivalsa sociale, una risposta a tutti coloro che non hanno creduto nel suo talento, nel suo potenziale. Una risposta spietata allo spietato mercato dell'editoria e a tutte le porte che Quine si è visto chiudere in faccia nel corso degli anni. Ma a che prezzo questa risalita? E soprattutto, a danno di chi?
Dove sarà nascosto Owen Quine? E cosa gli sarà successo?
Ancora una volta toccherà alla squadra che abbiamo già imparato a conoscere ne Il Richiamo del Cuculo, Cormoran Strike e la sua assistente Robin, determinata, intraprendente e in gamba come mai, e più che mai desiderosa di imparare i trucchi del mestiere e diventare una vera detective.
Il duo sarà ancora una volta più scaltro e veloce di Scotland Yard? Avrà la prontezza di risolvere il caso, anche con l'opinione pubblica contro?
Anche questa volta, Strike e Robin sapranno districarsi nel torbido mondo dell'editoria - che J.K. Rowling guarda forse con un occhio non poco critico... -, un mondo che gioca sulle apparenze, sui vecchi rancori, sulle maldicenze, sul ruolo dello scrittore e sulle esigenze del mercato.
 
Anche questa volta, indipendentemente dall'esito delle indagini, che non vi svelerò, come ne Il Richiamo del Cuculo il binomio Strike-Robin si rivela ancora una volta vincente: nonostante gli alti e bassi, sul piano lavorativo i due funzionano bene e compensano a vicenda l'uno le mancanze dell'altro. La chimica professionale, nata con la conoscenza più approfondita l'uno dell'altro, qui si affina, rispetto al primo romanzo.
Robin, fresca dei suoi studi di psicologia, si rivela un'intuitiva conoscitrice dell'animo umano: giovane, empatica e carismatica, riesce a familiarizzare con gli interrogati e a metterli a loro agio, favorendo un dialogo più sereno e aperto, mentre Strike, burbero e di poche parole, riesce con le sue deduzioni a risolvere brillantemente mille enigmi.
Inoltre, è stato interessante lasciare l'investigazione, ogni tanto, per focalizzare la storia sulle vite private di Strike e Robin: ciò ricorda al lettore che, prima ancora di essere due supereroi del crimine, si tratta di due persone con le loro vite, i loro problemi personali.
Strike, con il suo impellente bisogno di soldi e i fastidi legati alla protesi, e Robin, con gli svolti della sua storia con il fidanzato storico, Matthew, ci ricordano questo.
 
La tecnica narrativa è la medesima de Il Richiamo del Cuculo: il lettore vive la storia con gli occhi dei protagonisti e la scopre poco per volta man mano che la scoprono loro, l'investigazione è svolta, in un certo senso, dal lettore, guidato abilmente dalle intuizioni di Strike e Robin. Amo questo schema narrativo, che ho avuto modo di apprezzare anche nei gialli della grande maestra del genere, Agatha Christie.
L'intreccio è di rara complessità e va letto con attenzione, senza perdere alcun passaggio. Nulla, davvero nulla è stato lasciato al caso in questo appassionante giallo.
J.K. Rowling tesse la sua tela come un ragno e, una volta iniziato questo romanzo, ci entrerete dentro e a quel punto sarà molto difficile uscirne, liberarsi dai mille misteri che si intrecciano e si susseguono come in una scatola cinese.
Sono certa che lo divorerete, come l'ho divorato io.
 
"Il baco da seta rappresentava una metafora dello scrittore e dell'agonia cui è sottoposto perché se ne possa ricavare qualcosa di prezioso."
 
x5

sabato 22 novembre 2014

Recensione: "La verità sul caso Harry Quebert" di Joël Dicker

 
Titolo: La verità sul caso Harry Quebert

Autore: Joël Dicker
Edizione: Bompiani Romanzi
Prezzo: 19,50€ (ne trovate una stessa edizione a 14,90€)
Trama:  Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito. Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che da lì a poco dovrebbe consegnare al suo editore. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita: il suo amico e professore universitario Harry Ouebert, uno degli scrittori più stimati d'America, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadavere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore, a Goose Cove, poco fuori Aurora, sulle rive dell'oceano. Convinto dell'innocenza di Harry Ouebert, Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta. Marcus, dopo oltre trentanni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo.
Inizierò col dirvi che era davvero tanto tempo che un libro - un giallo - non mi prendeva in questo modo, non facevo nottate sui libri da tanto tempo. Con "La verità sul caso Harry Quebert" sono ritornata a farne. Questo libro è una droga e, una volta incominciato, non riesci a smettere, fino alla risoluzione del caso. Anche se si tratta di ben 770 pagine.
 
I fatti si svolgono nell'estate del 2008, ma gran parte della storia è un flashback che risale all'estate 1975 ad Aurora, una cittadina marittima del New Hampshire, cittadina in cui una la notte del 30 agosto Nola Kellergan, la figlia dello stimato reverendo del paese, una ragazza sveglia e solare, scompare senza lasciar traccia di sé.
Trent'anni dopo la sua scomparsa, il cadavere viene ritrovato a Goose Cove, la villa dello stimato scrittore americano Harry Quebert, adesso settantenne, autore del bestseller internazionale "Le origini del male", il cui manoscritto viene ritrovato accanto al cadavere della ragazzina.
Convinto della totale innocenza dell'amico e mentore di una vita intera, nonché ex professore universitario, Marcus Goldman, scrittore del momento, parte per Aurora e si dedica anima e corpo alla risoluzione del caso.
 
La storia viene narrata dal punto di vista di Goldman, scrittore trentenne, che è in pieno blocco creativo ed è ossessionato dall'idea di dover scrivere un secondo romanzo di successo, che lo confermi uno degli scrittori più stimati del momento, ma l'ispirazione lo tradisce. Non ha idee che siano buone abbastanza da costituire un romanzo memorabile.
Il narratore racconta la sua storia di vittorie, il suo passato da "Formidabile" al liceo, le sue conquiste. E il primo romanzo di successo, che lo porta immediatamente sull'Olimpo degli scrittori. Mai una delusione, mai una sconfitta. E' un personaggio, se vogliamo, piuttosto pieno di sé, almeno all'apparenza. Possiamo quindi capire lo sconforto in cui cade quando si rende conto di non essere più capace di posare la penna sul foglio.
 
"Harry, se dovessi salvare solo una delle tue lezioni, quale sceglieresti?"
"Rigiro a te la domanda."
"Io salverei L'importanza di saper cadere."
"Mi trovi pienamente d'accordo. La vita è una lunga caduta, Marcus. La cosa più importante è saper cadere."
 
Alla notizia dell'arresto dell'amico Quebert, parte alla volta di Aurora, per scoprire la verità, nonostante le insistenze del suo editore, che vuole il manoscritto del nuovo romanzo entro la fine del mese. Un nuovo romanzo di cui Goldman non ha scritto neppure una riga...
Ma perché Goldman, uno scrittore baciato dal successo, all'apice della sua carriera, rischierebbe di mandare all'aria tutto ciò che ha costruito, abbandonando New York per aiutare un amico?
La chiave va ricercata nella profonda amicizia che lega Goldman e Quebert, in un'amicizia che va oltre la differenza d'età, un rapporto più simile a quello che ci dovrebbe essere tra un padre ed un figlio, che tra due amici. Harry Quebert è insieme il professore, il padre, il fratello, l'amico e il mentore di Marcus Goldman, apparentemente popolare e di successo ma in realtà molto solo, senza nessun amico che sia realmente tale, in una casa troppo grande per una persona sola.
 
"Perché ero lì? Perché si trattava di Harry. Che era probabilmente il mio migliore amico. Perché, per quanto incredibile potesse sembrare – e io stesso me ne resi conto solo in quel momento – Harry era l’amico più prezioso che avevo. Negli anni del liceo e dell’università non ero mai riuscito a instaurare rapporti di reale amicizia con nessuno dei miei coetanei, a creare quei legami che durano per sempre. Nella mia vita c’era solo Harry; e per me, stranamente, non si trattava di sapere se fosse davvero colpevole o no: la risposta non avrebbe cambiato nulla nella profonda amicizia che provavo per lui. Era una sensazione strana: forse mi sarebbe piaciuto odiarlo e sputargli in faccia come avrebbe voluto fare ogni cittadino statunitense, sarebbe stato più semplice. Ma quella faccenda non influiva in alcun modo sui sentimenti che nutrivo per lui. Mi limitavo a dirmi che, in fondo, Harry era un uomo, e tutti gli uomini hanno dei demoni. L’importante era solo capire fino a che punto quei demoni fossero tollerabili."
 
Immedesimiamoci adesso in Goldman - e nel lettore - nello scoprire che, in quell'estate del 1975, lo stimato professore trentacinquenne aveva una relazione con Nola Kellergan, all'epoca dei fatti quindicenne. Sorpresi, vero?
 
Eppure questa relazione segreta non viene presentata nel romanzo come qualcosa di perverso, come si potrebbe credere. Una relazione d'amore da ambe le parti, col coinvolgimento sentimentale di ambe le parti. Cos'è l'età di fronte all'amore? pensa Quebert, che però in un primo momento cerca di respingere questi sentimenti, di "fare la cosa giusta", avvicinandosi a donne della sua età.
Ma i tentativi non servono a nulla, Nola è sempre lì, nella sua mente. E, nella mente e nel cuore della ragazzina, non vi è che lo scrittore che vive nella villa sulla spiaggia, lo scrittore che una mattina di agosto ha incontrato lì.
La storia d'amore dei due durerà il tempo di un'estate, poi la ragazza sparirà nel nulla.
E per il professore passeranno i giorni, le stagioni, gli anni. Invecchierà attendendo lei, che non arriverà mai ma che, in realtà, era sempre stata lì a pochi passi da lui.
Il suo amore per la ragazzina supererà la scomparsa di lei, e solo nel momento del ritrovamento del cadavere Quebert ne comprenderà davvero la morte e cadrà in depressione. Per tutti quegli anni, lo scrittore non aveva fatto che attenderne il ritorno.

"Adora l'amore, Marcus. Fanne la tua conquista più bella, la tua sola ambizione. Dopo gli uomini, ci saranno altri uomini. Dopo i libri, ci sono altri libri. Dopo la gloria ci sono altre glorie. Dopo il denaro, c'è ancora denaro. Ma dopo l'amore Marcus... Dopo l'amore, c'è solo il sale delle lacrime."
da PensieriParole <http://


Nola Kellergan è una ragazzina come tante, un po' donna e un po' bambina. Fa girare la testa a tanti. E' una ragazzina fragile, con una difficile situazione familiare. Il suo unico punto di riferimento sarà Quebert, la sua sola ancora di salvezza. Sogna una vita intera con lui. Cosa importa se è illegale, se è troppo vecchio per lei, cosa importa se la gente non capirebbe?
 
Il giallo si configura infatti come la storia dell'amore di Harry Quebert e Nola Kellergan, amore che diventerà la storia narrata ne "Le origini del male", il romanzo che rende Quebert celebre.
 
Tutto sembra incastrare Quebert, - il ritrovamento del cadavere nella sua villa, la scoperta della sua relazione con la ragazzina, il ritrovamento del manoscritto di "Le origini nel male" accanto al cadavere - dev'essere lui l'assassino di Nola Kellergan, il pervertito che l'ha sedotta e abbandonata. Ma Goldman non ci crede, e inizia ad indagare da solo sulla scomparsa della ragazzina. E verrà fuori l'inimmaginabile, ciò che all'epoca della scomparsa era stato trascurato, insabbiato. Qualcuno non vorrà che tutto ciò salga a galla, lo scrittore verrà minacciato più volte, gli verrà intimato di farsi da parte, di non immischiarsi, ma la posta in gioco è troppo alta.
Goldman, con l'aiuto del sergente Gahalowood, che inizialmente sopporta appena l' "invasione di campo" di quello che lui definisce con un velo di sarcasmo "lo scrittore", indaga su Aurora e i suoi abitanti, tra l'estate del 1945 e quella del 2008, indaga su tutti coloro che hanno conosciuto Nola Kellergan e che hanno avuto a che fare con lei nell'estate della scomparsa.
Ma le cose non sono come sembrano, e lo scenario si fa sempre più torbido, man mano che la storia va avanti.
Goldman, e il lettore con lui, viene trascinato in un caso che sembra non avere una via di uscita, un caso in cui i colpi di scena si susseguono uno dietro l'altro, in cui nessuno sembra essere innocente come appare.
 
Questo romanzo non è un comune romanzo. Non è un giallo come tanti, la domanda di fondo, in realtà, non è neppure Chi ha ucciso Nola Kellergan?
No. Le domande si susseguono, si ripetono. La ricerca dell'assassino di Nola porta Goldman e il lettore a porsi mille altre domande. E' possibile che un uomo possa amare una ragazzina, e che una ragazzina possa amare un uomo? E' possibile fidarsi dei propri vicini di casa? Credi di conoscerli a fondo? E cos'è, in realtà, il mestiere dello scrittore? Cosa c'è davvero dietro i libri che leggiamo? Chi c'è dietro la maschera dello scrittore di successo?
 
Non ne uscirete vivi, e ne uscirete cambiati. Ma dovete leggere "La verità sul caso Harry Quebert".
 
"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo aver letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte quelle cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che ti dispiace aver finito."
 
x5

venerdì 29 agosto 2014

Recensione: "Poirot sul Nilo" di Agatha Christie


Titolo: Poirot sul Nilo
Autore: Agatha Christie
Edizione: Oscar scrittori moderni Mondadori
Prezzo: 9,00€
Trama: Il destino ha riunito un eterogeneo gruppo di viaggiatori sul lussuoso battello da crociera "Karnak", in navigazione sul Nilo.
Tra essi la personalità dominante è senz'altro quella di Linnet Ridgeway, la ragazza più ricca d'Inghilterra, abituata a essere sempre al centro dell'attenzione. Attorno a lei gravitano un fidanzato respinto e diversi accaniti ammiratori che se ne contendono i favori. Ciascuno dei personaggi ha però una sua storia e un suo segreto da custodire, accuratamente nascosto sotto un'inappuntabile facciata di rispettabilità e di perbenismo. Fra i turisti c'è anche Hercule Poirot, una volta tanto in vacanza; ma anche in questa occasione il suo ozio è destinato a durare poco. Nel giro di poche ore, infatti, a bordo del "Karnak" si consumano ben due delitti, e la tranquilla crociera si trasforma in una disperata caccia a un assassino diabolicamente astuto.

 
Agatha Christie non si smentisce mai e, anche questa volta, è riuscita a stupirmi e a lasciarmi col fiato sospeso fino all'ultimo: proprio pochi minuti fa ho concluso la lettura di questo giallo travolgente, dopo un'ora intera attaccata alle ultime 70 pagine che mi separavano dalla conclusione dell'enigma.
 
Il giallo inizia in sordina, con un Hercule Poirot in viaggio sul Nilo - questa volta finalmente in vacanza!- che si trova però coinvolto nella risoluzione di due omicidi, a distanza di poche ore, due omicidi che sembrano collegati, in compagnia dell'amico commissario Race, sul "Karnak" perché sulle tracce di un pericoloso assassino. Il pericoloso assassino avrà a che fare con i misteriosi delitti che si stanno verificando sul battello? Chissà.
Sul battello viaggia Linnet Ridgeway, una giovane e ricchissima ereditiera in viaggio di nozze con il neo-marito Simon Doyle, che la sposa dopo aver piantato in asso l'innamoratissima ma squattrinata fidanzata.
Il succedersi degli eventi ha un andamento quasi frenetico, poiché i delitti sono molto ravvicinati, e le soluzioni e le apparenze che appaiono ovvie al lettore vengono sempre smontate, una dopo l'altra, dalle deduzioni e dai dubbi di Poirot, per poi arrivare alla conclusione dove l'investigatore, brillantemente ed immancabilmente, scioglie tutti i nodi venuti al pettine.

Oltre alla finissima indagine psicologica di ogni singolo personaggio e all'investigatore Hercule Poirot che mi stupisce e diverte sempre, in questo romanzo ho apprezzato molto anche l'ambientazione esotica che non avevo mai avuto il piacere di ritrovare in un romanzo della Christie - non ancora, ma credo di aver capito che "Poirot sul Nilo" fa parte della così detta "Trilogia esotica" dei gialli della Christie.


Credo che parlare troppo a lungo di un giallo faccia passare a chi legge la recensione la voglia e la curiosità di leggerlo, dunque chiuderò qui consigliandovelo caldamente.
"Ecco perché la maggior parte delle belle storie d'amore finisce in tragedia."

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domenica 10 agosto 2014

I grandi gialli di Agatha Christie in edicola con "Il Corriere"

A partire da venerdì 1 agosto, e a seguire per ogni venerdì, il "Corriere della Sera" lancia una collana di 20 fra i migliori gialli di Agatha Christie, la celebre giallista a cui dobbiamo le figure dei fsamosi investigatori Hercule Poirot e Jane Marple.
Il prezzo di vendita è di 6,90€ più il prezzo del quotidiano.



In esclusiva per i miei lettori, la lista delle uscite con le loro date (considerando che vi sarà un'uscita ogni venerdì di ogni settimana a partire dal primo agosto, dovrebbero essere corrette!):

1 agosto, "Dieci Piccoli Indiani" (qui la recensione)
8 agosto, "Assassinio sull'Orient Express"
15 agosto, "Un delitto avrà luogo"
22 agosto, "Sfida a Poirot"
29 agosto, "Miss Marple: Giochi di prestigio"
5 settembre, "L'Assassinio di Roger Ackroyd"
12 settembre, "Dopo le esequie"
19 settembre, "Se morisse mio marito"
26 settembre, "Istantanea di un delitto"
3 ottobre, "Il mistero del treno azzurro"
10 ottobre, "Assassinio allo specchio"
17 ottobre, "Il ritratto di Elsa Greer"
24 ottobre, "Appuntamento con la paura"
31 ottobre, "Sono un'assassina?"
7 novembre, "Poirot non sbaglia"
14 novembre, "Miss Marple e i tredici problemi"
21 novembre, "E' troppo facile"
28 novembre, "Un cavallo per la strega"
5 dicembre, "Sipario: l'ultima avventura di Hercule Poirot"
12 dicembre, "Addio Miss Marple"

Tra questi romanzi, ho letto e consiglio di certo le prime due uscite, ma anche tanti altri che purtroppo non sono presenti nella lista, come "C'è un cadavere in biblioteca" e "Poirot e il mistero di Styles Court".

E voi ne acquisterete qualcuno? Avete mai letto Agatha Christie? Scrivetemi!

giovedì 12 giugno 2014

Recensione: "Dieci Piccoli Indiani" di Agatha Christie

Buongiorno e buon inizio d'estate a tutti! :)
Oggi vi parlerò di una lettura di qualche mese fa. Sebbene io non sia un'accanita lettrice di gialli, adoro quelli di Agatha Christie e oggi recensirò quello che è, a mio parere, uno dei suoi capolavori, e che mi è stato regalato per Natale da una mia carissima amica.
Ho amato tanto questo romanzo da regalarne una copia ad un'altra carissima amica, che lo ha apprezzato quanto me.


Titolo: Dieci Piccoli Indiani
Autore: Agatha Christie
Edizione: Oscar scrittori moderni Mondadori
Prezzo: 8,50€

Trama: Dieci persone estranee l'una all'altra sono state invitate a soggiornare in una splendida villa a Nigger Island, senza sapere il nome del generoso ospite. Eppure, chi per curiosità, chi per bisogno, chi per opportunità, hanno accettato l'invito. E ora sono lì, su quell'isola che sorge dal mare, simile a una gigantesca testa, che fa rabbrividire soltanto a vederla. Non hanno trovato il padrone di casa ad aspettarli. Ma hanno trovato una poesia incorniciata e appesa sopra il caminetto di ciascuna camera. E una voce inumana e penetrante che li accusa di essere tutti assassini. Per gli ospiti intrappolati è l'inizio di un interminabile incubo. Con "Dieci piccoli indiani", scritto nel 1939, Agatha Christie ha sfidato se stessa: dieci assassini, isolati, vittime a loro volta di un assassino invisibile.
 
In meno di 200 pagine Agatha Christie è stata in grado di sviluppare un giallo dalla trama originale e ben congegnata, con personaggi caratterizzati alla perfezione.
Ciò che fa di un giallo un buon - in questo caso, ottimo - giallo è il dubbio che si insinua nel lettore e che lo tiene col fiato sospeso dall'inizio alla fine del romanzo, quell'alone di mistero che e intrappola il lettore fra le pagine, impedendogli di staccarsi dal romanzo, la curiosità che lo costringe a leggerlo tutto di un fiato.
"Dieci Piccoli Indiani", stando a quanto ho scritto poco fa, si configura, senza ombra di dubbio, come un ottimo giallo: mai, in alcun punto della narrazione, questo romanzo è risultato noioso o prevedibile.
Il ritmo incalzante della narrazione spinge - o, meglio ancora, costringe - il lettore a proseguire la lettura fino alla conclusione del romanzo, che, come in ogni romanzo della Christie, risulta totalmente inaspettata.

In "Dieci Piccoli Indiani" non è Hercule Poirot o Miss Marple a investigare, come nella maggior parte dei romanzi della stessa autrice: il lettore conduce l'investigazione attraverso la lettura e scopre con i personaggi la verità.


Più volte durante la lettura ho azzardato ipotesi sull'identità dell'assassino, assassino che si diverte a convocare dieci sconosciuti in una casa, il misterioso U. N. O. con l'intento di tormentarli e costringerli a misurarsi ognuno con il proprio passato ingombrante, ipotesi senza dubbio incoraggiate dalla piega che la storia stava prendendo. 
E man mano la storia ha smontato una dopo l'altra le mie ipotesi. Ricordo che, ad un certo punto della narrazione, mi sono chiesta se la storia avesse davvero una possibile conclusione.

"Dieci poveri negretti se ne andarono a mangiar: uno fece indigestione, solo nove ne restar. Nove poveri negretti fino a notte alta vegliar: uno cadde addormentato, solo otto ne restar. Otto poveri negretti se ne vanno a passeggiar: uno, ahimè, è rimasto indietro, solo sette ne restar. Sette poveri negretti legna andarono a spaccar: un di loro s'infranse a mezzo, e sei soli ne restar. I sei poveri negretti giocan con un alvear: da una vespa uno fu punto, solo cinque ne restar. Cinque poveri negretti un giudizio han da sbrigar: un lo ferma il tribunale, quattro soli ne restar. Quattro poveri negretti salpan verso l'alto mar: uno un granchio se lo prende, e tre soli ne restar. I tre poveri negretti allo zoo vollero andar: uno l'orso ne abbrancò, e due soli ne restar. I due poveri negretti stanno al sole per un po', un si fuse come cera, e uno solo ne restò. Solo, il povero negretto, in un bosco se ne andò: a un pino s'impiccò, e nessuno ne restò."


Lettura consigliatissima :)
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